Legacy, il film con il nostro Braschi!

Abbiamo visto in anteprima Legacy, corto cinematografico a tema post-apocalittico di Simone Hebara dell’OTF Production, corto dove recita uno dei partecipanti del nostro podcast, Francesco Braschi. E ci siamo sentiti in dovere di fare qualche domanda al regista…

  • Domanda di rito: cosa vi ha spinto a girare un corto, per lo più d’ambientazione post-apocalittica?

Simone Hebara: Volevo raccontare una storia che parlasse di esseri umani e di come interagiscono tra loro, e volevo farlo in un film di genere. Così ho deciso di decontestualizzarli dalla nostra realtà. L’ambientazione post-apocalittica in particolare è stata scelta perché in questo momento rappresenta una novità assoluta nel panorama del cinema indipendente Italiano.

  • Quando abbiamo cominciato a lavorare su Zomb, in tanti ci hanno biasimato. E’ successa la stessa cosa anche a voi?

Simone Hebara: Negli ultimi tempi il cinema Italiano sta facendo passi da gigante. Si sono mosse più cose in questo ultimo anno che nei precedenti venti. Purtroppo, per troppo tempo, non c’è stata un’alternativa, il mercato era diviso tra commedie e film d’autore. Trent’anni di questo hanno distrutto il nostro cinema dalle fondamenta. Come ho già detto però, credo che la situazione stia rapidamente cambiando. Il primo capitolo di Legacy è stato presentato ancora in pochi festival però a livello di critica fino ad oggi abbiamo ricevuto pareri molto positivi. Tutto ciò ci rende profondamente orgogliosi.

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Il Braschi annoiato sullo sfondo è uno spettacolo…
  • Non so se avete visto i vari corti su Dylan Dog presenti nella rete, oltre al trailer del nostro Fabrizio La Monica. Si tratta per la maggior parte di ottimi lavori, una spanna sopra quella porcheria hollywoodiana con il Dylan Dog che usa tirapugni d’argento e dice frasi tipo “Ci servono più pallottole”. Inoltre il fantasy e il paranormale cominciano a ottenere ottimi risultati in Italia con bei film quali Il Racconto dei racconti, Le Streghe son tornate e il meraviglioso Lo chiamavano Jeeg Robot. Non avete l’impressione che il cinema italiano si stia riprendendo o per lo meno inizi a far comparire qualcosa di decente grazie a quello indipendente che spinge sempre più questo genere?

Simone Hebara: Si, come ti dicevo prima sono assolutamente d’accordo. Nello specifico non ho visto quel trailer, ma ho visto Dylan Dog: Vittima degli eventi e l’ho trovato un fan film ben fatto. Quando ho visto Lo chiamavano Jeeg Robot ne sono rimasto estasiato. Un film di genere, italiano e di super eroi superiore a tanti Cinecomics Statunitensi, per di più fatto con cento volte meno budget! Aspetto con ansia di vedere Veloce come il vento di Matteo Rovere e Monolith di Ivan Silvestrini.

  • Domanda per gli attori: Vi è piaciuto il vostro personaggio?

Francesco Braschi: Sono stato veramente felice di interpretare questo personaggio. Quando Simone mi ha proposto la parte non ho esitato e ho accettato subito con entusiasmo. Considerando anche tutto il cast, ero molto contento di questa opportunità. È stata una grande esperienza, sicuramente la migliore da quando mi diverto a fare queste cose. Siamo tutti in attesa dei prossimi!

David White: Mi è piaciuto moltissimo L’uomo della SafeZone! È un personaggio che da speranza, ma la cosa interessante è il perché da quella speranza. In se nasconde molto.

Veronica Cavuto: Non perché ora si parla di lei, ma Elèna è stato in assoluto il personaggio che più mi sono divertita ad interpretare: parla poco e questo mi ha costretto a cercare tanti dettagli che fossero più intirni, non raccontati, di sguardi. Si fa rispettare, è tosta, ho imparato molto da lei.

Claudio Camilli: L’ho trovato un personaggio molto interessante. Buono e brutale allo stesso tempo. Un leader calmo, freddo e di poche parole. Credo che avrà ancora molto da mostrare in futuro.

  • Il corto da noi visionato in anteprima è il primo capitolo della serie (tra l’altro con un’introduzione fantastica). Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi capitoli?

Simone Hebara: La città di Luth? Il Papa? Guerra civile? Rivoluzione? Forse un po’ di tutto!

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  • Il vostro corto partecipa al FiLiPi Horror Festival. Un evento che sembra aiutare tanto i registi Indipendenti…

Simone Hebara: Si, è un gran bel festival e siamo onorati di partecipare. Rappresenta un trampolino di lancio importante per autori emergenti.

  • Il design delle armi e i costumi sono stati studiati secondo un preciso ragionamento o vi siete ispirati a qualcos’altro?

Simone Hebara: Non avendo avuto un budget adeguato per un film di questo genere abbiamo dovuto provvedere noi stessi alle armi ed i costumi. Ci siamo ispirati molto ai classici come Mad Max e in generale all’immaginario collettivo post-apo che comprende letteratura, games e quant’altro. Siamo stati molto contenti di sapere che il pubblico ha apprezzato.

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  • L’ultima domanda di solito la facciamo su Zomb e non vogliamo essere da meno con voi: cosa vorreste vedere in un film o un gioco sugli zombie? Occhio, finora nessuno ha beccato qualcosa a cui non abbiamo ancora pensato (tra l’altro nel gioco è presente Braschi con il Frusciante)

Simone Hebara: Mi piacerebbe che si rifacesse ai classici del genere, quindi George Romero. Se riuscite ad infilarci un minimo di critica sociale potrebbe essere davvero interessante!

Risposta dello Spettro:

Visto che non ci azzecca mai nessuno, da questo momento risponderò a tutti gli intervistati.

E mi spiace per voi, ma non siete riusciti a farcela. Tutto il nostro universo si basa sulla critica sociale, le quattro fazioni (nomadi, religiosi, reietti e militari) sono state create proprio come metafora del comportamento umano generale.

Comunque, permettetemi di augurarvi un bel in bocca al lupo per il film al FiLiPi Horror Festival. Anche se concorrerete con il nostro regista…

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